Insegnare a pescare

pescareViviamo in un mondo turbolento ed ansiogeno e tale situazione si riverbera nelle menti di ognuno di noi. La vita non è sempre rose e fiori, anzi, raramente lo è.

La TV, internet, i giornali, ci scaraventano addosso di tutto. Accade che un solo singolo episodio ci venga sbattuto per ore, notiziario dopo notiziario, video dopo video, per informarci, apparentemente, ma di fatto per creare allarme e paura.

Oltre a ciò ci sono i problemi e le situazioni personali….e gli eventi che la vita ci presenta davanti…..problemi di lavoro, affettivi, di salute e prima o poi, di perdita di persone care.

Di fronte a tutto ciò mantenere la rotta e la calma o, peggio, l’ottimismo, appare opera impossibile.

Si fa strada l’angoscia, la paura, il terrore perfino. E si comincia a stare male.

E quando si comincia a stare male le cose peggiorano ulteriormente…non si riesce più a vivere bene, ad avere voglia di affrontare la vita…si vedono solo pericoli e difficoltà…e l’umore scende, scende, scende…e la vita si avvita sempre di più verso il basso….

Ti stai riconoscendo? Sì? Ok! STOP.
Non una sola parola di ciò che hai letto è vera.

Non una sola parola di ciò che hai letto è falsa.

Come è possibile ciò?

Perché esistono due realtà: quella che c’è fuori e quella che c’è dentro di noi.

Se accade qualcosa di cui non vieni informato ne soffri? No, evidentemente. Se ne vieni informato ne soffri? Sì e no, dipende dall’evento, giusto? Perché quanto più lo “senti” lontano da te, tanto meno ne soffri, quanto più lo senti vicino , tanto più ne soffri, non è così?

Se noi ci sentissimo vicini a tutte le cose del mondo, impazziremmo. Saremmo sconvolti dagli attentati terroristici, come dagli incidenti stradali; dalle catastrofi naturali come dalla malattia di una qualsiasi persona dall’altra parte del globo.

C’è chi dice che le persone più sensibili sono quelle che soffrono di più. Vero. Ma la sensibilità è davvero un valore?

Lo è, ma bisogna intendersi. Se una persona è “sensibile” perché sta male ogni qualvolta che c’è qualcosa che non va, questa persona diventa un peso per se stessa e per gli altri…Ci troveremo facilmente nella condizione che “non possiamo più dirle nulla, perché senno’ si turba”, un po’ come i bambini, con la differenza che loro il diritto alla serenità, almeno finché non sono cresciuti ed hanno creato il loro nucleo di personalità, ce l’hanno eccome!

Ma come si può mandare avanti una vita se si è “sensibili” in questo senso? Evidentemente non si può.

Diversamente è il caso di chi è “sensibile” perché cerca di migliorare una situazione, cerca di fare qualcosa…La persona insensibile non è quella che “non soffre” delle tragedie del mondo, ma è quella che “non è interessato” alle tragedie del mondo e non se ne cura, anzi magari le facilita con i suoi comportamenti.

Diverso è il caso delle persone che di fronte alla sofferenza reagiscono per eliminarla o ridurla, pur mantenendo la serenità e la positività necessaria per agire.C’è un detto famoso su questo: se dai ad un affamato un pesce, mangerà per un giorno, se gli insegni a pescare, mangerà per tutta la vita.

Qui si cerca di insegnare a pescare.

Buona pesca!

Vuoi fare il primo passo? Fatti un check up psicologico da solo, che nessuno può leggere. Fatto questo potrai cominciare a capire quali sono le aree su cui dovresti “lavorare” per migliorare. Se vuoi……vai qui

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